Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda obsoleto il modello esistente” Richard Buckmister Fuller

Ma cosa c’è di creativo in tutto ciò, se fa tutto il computer?” Questa è una delle domande che più spesso viene posta a chi è addentro al mondo dell’arte digitale/generativa.

In un mondo quasi completamente digitalizzato, l’artista cerca dei nuovi “media” espressivi, approdando ai mezzi più usati quotidianamente: computer, smartphone, tablet.

Alcuni spot televisivi annunciano un “nuovo rinascimento dell’immagine”, ed è proprio quello che stiamo vivendo. Arte fatta di numeri che costituisce un ribaltamento dei classici canoni compositivi, dove chi la fa da padrone non è la tecnica pittorica, bensì algoritmi e linguaggi di programmazione.

Interactive Birds – Chico MacMurtrie / ARW

Nei musei vediamo dei robot progettati per disegnare (Goshka Macuga: To the Son of the Man Who Ate the Scroll), sculture animate che si muovono al passaggio dello spettatore (i robot responsivi del collettivo MacMurtrie/ARW).

L’opera artistica di questo genere è il prodotto di un sistema autonomo in grado di determinare le caratteristiche di un’opera (forme, suoni e colori) che altrimenti richiederebbero decisioni prese direttamente dall’artista: ci si affida alle Intelligenze Artificiali per lo sviluppo e l’autogenerazione dell’opera stessa.

L’artista Marius Watz afferma che “tanti artisti che lavorano con processi generativi non sono molto interessati alla cibernetica o alla teoria della complessità come costrutti scientifici. Al contrario, vedono la generatività come una struttura concettuale che fornisce con facilità una metodologia pragmatica per ottenere esiti interessanti. La nozione di sublime computazionale è seduttiva, nonostante le sue connotazioni romantiche che risultano in qualche modo problematiche.”

Il computer conferisce un’inevitabile carattere di diversità all’opera, una traslazione di agente che crea tensione tra artista e sistema. L’Arte Generativa si trova laddove scienza e natura si intersecano, spesso emula processi organici realizzandoli però in modi del tutto inorganici. Non sorprende che a un certo punto qualcuno possa incontrare il Sublime in questa “valle misteriosa” a metà fra il riconoscibile e l’alieno.

La natura rimane un punto di riferimento costante nell’Arte Generativa, come fonte di ispirazione e come criterio di valutazione per comportamenti interessanti. Ma i processi computazionali mettono in rilievo anche una “seconda natura”, una concezione tecnologica di intelligenza e di esperienza sensoriale. I processi software sono la risposta perfetta ad una nuova esperienza dell’esistenza umana.


Alessandra Condello

Laureata in Architettura U.E. a La Sapienza Università di Roma, con tesi in progettazione e algoritmi generativi. Progettazione, visualizzazione, disegno sperimentale e Arte digitale.

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